domenica 2 ottobre 2016

“L'avvocato Ciocchéggiusto”: in uscita il nuovo libro della collana "A ruba"




L'avvocato Ciocchéggiusto”: Guida alla lettura

Il libro riprende il racconto a puntate pubblicato a partire dal settembre 2011 sul settimanale: “L'indipendente Lucano” e dedicato alle gesta giudiziarie e, soprattutto, extragiudiziarie di un avvocato immaginario in cui non è difficile scorgere una figura reale, anzi tante figure realmente esistite.
Diversamente dallo spirito della collana “A ruba”, in questo volumetto non sono riportati nomi e dati di politici, magistrati, avvocati e “quisque de populo” e, nemmeno, risultanze di indagini giornalistiche puntigliose e fastidiose. Non si tratta di un cambio di rotta e, paradossalmente, nemmeno di un cambio di genere letterario.
L'autore ha ritenuto opportuno fornire elementi ulteriori e più approfonditi di lettura delle inchieste già pubblicate nel corso di 12 anni di attività giornalistica e, soprattutto, elementi per comprendere come sia potuto accadere che un giornalista d'inchiesta sia stato costretto a seguire (da indagato o parte offesa) più di 480 procedimenti giudiziari ed 80 procedimenti disciplinari a carico di magistrati; tutto in soli dieci anni.
Dei tanti avvocati “Ciocchéggiusto” che si riconosceranno in questi racconti o che verranno riconosciuti dai lettori, ve n'è qualcuno che ha avuto un ruolo determinante nel perseguire la libertà d'informazione e coloro che hanno avuto l'ardire di scrivere delle sue gesta vere, con linguaggio continente e per fatti di pubblico interesse, senza chieder permessi e senza tributar sottomissione servile.
Questi racconti vogliono essere una testimonianza dei meccanismi mentali e pettegoli tipici delle città di provincia e delle personalità malate d'infantilismo che le popolano ma, ancor più, un monito per quel codazzo di professionisti, magistrati e codardi di ogni estrazione che all'avvocato Ciocchéggiusto tengono bordone; alzando la voce quando si sentono protetti dal branco e abbassando lo sguardo quando t'incontrano da soli.
Non è difficile immaginare cosa pensino quando le trame sono sconfitte e la giustizia trionfa. Loro, che hanno rinunciato per principio e difenderla, preferendo offenderla per poterne abusare e gli altri, i peggiori, quelli che sono stati a guardare, quelli che... danno la colpa a Lucia:






È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l’argento vivo addosso, e non si contentino d’esser sempre in moto loro, ma voglian tirare in ballo, se potessero, tutto il genere umano; e che i piú faccendoni mi devan proprio venire a cercar me, che non cerco nessuno, e tirarmi per i capelli ne’ loro affari: io che non chiedo altro che d’esser lasciato vivere! ...Ci vuol tanto a fare il galantuomo tutta la vita, com’ho fatt’io? ...Un pochino di flemma, un pochino di prudenza, un pochino di carità, mi pare che possa stare anche con la santità ... E poi, se è cosí convertito, se è diventato un santo padre, che bisogno c’era di me? Oh che caos! Basta; voglia il cielo che la sia cosí: sarà stato un incomodo grosso, ma pazienza! Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa; sa il cielo cos’ha patito: la compatisco; ma è nata per la mia rovina ...” (A. Manzoni - Cap. 23 – Promessi Sposi)
di Mattìa Solvéri (alias Nicola Piccenna)


p.s. per prenotare una copia del libro firmata dall'autore, effettuare un bonifico con offerta libera a Nicola Piccenna - c/o Unicredit IBAN: IT 87 E 02008 32974 023271681637 indicando nome e cognome della persona abilitata al ritiro del libro. Sarà possibile ritirare le copie prenotate in occasione delle presentazioni ufficiali della pubblicazione, previste in tutta Italia a partire dal dicembre 2016. Chi volesse ricevere il libro attraverso il servizio postale a domicilio, dovrà aggiungere un contributo di Euro 10,00 (20,00 per estero) per le spese di spedizione ed indicare l'intestatario e l'indirizzo per la consegna.

venerdì 1 gennaio 2016

Matera capoluogo della Lucania, inizia da qui la rinascita del Mezzogiorno

Buongiorno Lucani, buongiorno Italiani,
è ancora viva, vivissima, la rutilante serata di Capodanno che ha consacrato all'Italia ed al mondo intero la città di Matera come l'emblema di un Mezzogiorno culla della civiltà greco-romana che si candida a diventare punto di riferimento di uno sviluppo troppo a lungo e vanamente atteso.
Stemma della città di Matera

É proprio l'atteggiamento di attesa che ha impedito al Mezzogiorno di svilupparsi o, a dirla tutta e dritta, a riprendere lo sviluppo avviato ai tempi dei Borboni e azzerato dall'Unità d'Italia gestita dai Piemontesi.
Il Mezzogiorno ha gli uomini, la storia ed i mezzi per avviare una nuova storia di sviluppo e progresso e Matera, per riconoscimento unanime, si candida ad esserne la capitale culturale, il punto di convergenza naturale, geografico e storico tra Campania, Puglia e Calabria ed il terminale ideale di riferimento per Sicilia e Sardegna.
Le enormi risorse della Lucania costituiscono la base economica per uno sviluppo sostenibile ed autopropulsivo ma occorre un cambio di passo delle persone, del popolo Lucano e meridionale in generale.

È finito il tempo degli elemosinanti, come è finito quello delle deleghe a politici vassalli che barattano qualche privilegio personale con il bene comune e gli interessi del popolo, comportandosi come servi obbedienti dei “poteri” forti, dei potentati economici e degli sfruttatori che hanno agio di sfruttare il Mezzogiorno prelevando le materie prime di pregio e scaricando veleni e lavorazioni inquinanti.
È finito il tempo dell'attesa col cappello in mano e della partenza dei giovani migliori verso terre lontane e estranee (che ne apprezzano cultura, capacità ed abnegazione).
Torniamo ad essere artefici e protagonisti delle nostre vite e della nostra storia. Torniamo ad essere la culla della civiltà, del progresso e dello sviluppo.
Partiamo da quanto il mondo ci riconosce già, partiamo da Matera che può rappresentare la Capitale del Mezzogiorno e, da subito, il capoluogo della Lucania.
Ripristiniamo il nome originario della regione: “Lucania”! Così che si possa tornare ad avere coscienza di appartenere ad un “popolo”, i Lucani appunto; giacché i Basilicatesi non esistono!
E modifichiamo lo stemma della Città di Matera, basta con il “bue stanco che posò il piede pesantemente” sul terreno. Ripartiamo da un “toro veemente, pronto alla lotta”.
Non è una proposta divisiva, non si intende limitare nessuno o scalzare alcuno. Chiamiamo tutti all'unità ed alla coscienza di dover costruire un futuro per i nostri figli e per la nostra terra: opera che nessuno potrà (o vorrà) compiere per nostro conto.

sabato 21 febbraio 2015

Inchiesta a puntate: morte in cardiochirurgia al San Carlo di Potenza

Sono liberi i Lucani:
di tacere o di parlare a comando

Sono pochi, i Lucani: mezzo milione.
Sono poveri, i Lucani: mediamente s'intende!
Sono schiavi i Lucani: un ceto politico che non vede oltre il proprio ombelico (o, in alcuni casi, subito sotto).
Sono rassegnati, i Lucani: al massimo alti proclami su FB, quelli in campo sono pochi e soli.
Sono liberi i Lucani: di tacere o di parlare a comando.

Parlare dei massimi sistemi non serve. Siamo tutti un po' troppo presi dall'immanente, dall'immediato, persino dal necessario e non abbiamo tempo per l'indispensabile. Succede così che le notizie, la cosiddetta “informazione” ci scivola addosso senza possibilità di appiglio, di vera conoscenza e comprensione. Qualche parola, a volte una intera frase colta da un titolo di giornale o da qualche sprazzo televisivo ed il resto è la fantasia preda dei luoghi comuni.
Rilanciata dal settimanale Controsenso l'inchiesta giornalistica di Filippo de Lubac sulla tragica morte di una donna nel reparto di cardiochirurgia del nosocomio potentino.

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sabato 14 febbraio 2015

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno

52 mesi or sono (ottobre 2010) il polso delle persone scese in difesa della libertà di stampa in Italia, segnava solo quindici interventi in difesa di un giornalista ingiustamente condannato per aver pubblicato notizie vere, di pubblico interesse e con linguaggio continente. Sul blog www.toghelucane.blogspot.com, questa la notizia pubblicata:

http://toghelucane.blogspot.it/2010/10/15-uomini-sulla-cassa-del-morto.html

sabato 23 ottobre 2010
Libertà di stampa: 15 uomini sulla cassa del morto
Al momento (ore 20:10 del 22/10/2010) sono diciannove i commenti al pensiero di Carlo Vulpio (http://www.carlovulpio.it/) sulla vicenda che vede coinvolto Giacomo Amadori (giornalista di Panorama) e Fabio Diani (appuntato della GdF in servizio a Pavia). Una vicenda emblematica di un'Italia che, quanto a democrazia, ha toccato un livello così infimo da dubitare che si possa mai risalire. Un giornalista pubblica notizie vere, di pubblico interesse, con un linguaggio consono e per questo viene indagato. Gli organi di stampa e televisione, l'ordine dei giornalisti, le penne illustri ed soloni di ogni occasione tacciono o, al limite, biascicano qualcosa. Poi ci sono i faziosi di ogni colore che, quando si accorgono di appartenere allo schieramento avverso (oggi a Panorama, ieri a Repubblica), danno addosso al malcapitato. La libertà di stampa è sacra quando incassi due milioni di euro all'anno o cinquantamila a puntata o tremila al mese, un delitto quando ad esercitarla è un malcapitato ostile a chi ti paga, poco o tanto che sia.

Capita così che i commenti al pensiero di Carlo Vulpio, irriducibile sostenitore del “liberi tutti”, siano solo 19. Nel mondo della rete, nell'era della globalizzazione, solo in 15 (alcuni sono intervenuti più volte) hanno voluto esprimersi sul tema delicatissimo della libertà di stampa che è poi il tema della libertà tout court. 15 uomini sulla cassa del morto. Filippo de Lubac



Qualche giorno fa, da questo blog, abbiamo lanciato una petizione per la difesa della libertà di stampa a cui hanno aderito in 35:

giovedì 5 febbraio 2015

Difendi la libertà di stampa: firma anche tu la petizione alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo
Un terribile attacco alla libertà di stampa è in corso in Italia. Da 10 anni, un giornalista è implicato in centinaia di procedimenti penali. Egli ha una sola colpa: lui ha scritto la verità. Inchieste giornalistiche che non piacciono ad un signore arrogante che crede di poter impedire la libera informazione. Firma per chiedere l'intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Un terrible attaque sur la liberté de la presse est en cours en Italie. Depuis 10 ans, un journaliste est impliqué dans des centaines de cas criminels. Il n'a qu'un défaut: ils ont écrit la vérité. Les enquêtes menées par des journalistes qui ne aiment pas un gentleman arrogant qui croit qu'il peut empêcher l'information gratuite. Signature de demander l'intervention de la Cour européenne des droits de l'homme.

A terrible attack on freedom of the press is in progress in Italy. For 10 years, a journalist is involved in hundreds of criminal cases. He has only one fault: he wrote the truth. Investigations by journalists who do not like a gentleman arrogant who believes he can prevent the free information. Signature to request the intervention of the European Court of Human Rights.

Un terrible atentado contra la libertad de prensa está en curso en Italia. Durante 10 años, periodista está involucrado en cientos de casos penales. Él tiene un solo defecto: escribió la verdad. Las investigaciones de los periodistas que no les gusta un caballero arrogante que cree que puede evitar que la información libre. Firma para solicitar la intervención de la Corte Europea de Derechos Humanos.

Ein schrecklicher Angriff auf die Pressefreiheit ist in Arbeit in Italien. Seit 10 Jahren wird ein Journalist in Hunderten von Kriminalfällen beteiligt. Er hat nur einen Fehler: er die Wahrheit geschrieben. Untersuchungen von Journalisten, die nicht wie ein Gentleman arrogant, der glaubt, er kann die kostenlose Informationen zu verhindern. Signatur, um die Intervention des Europäischen Gerichtshofs für Menschenrechte zu verlangen.

Firma la petizione: Je Suis M. Nicola Piccenna

Oggi leggiamo sui giornali che l'Italia ha perso 24 posizioni nella classifica mondiale che misura la libertà di stampa in un Paese.

Nel rapporto di Reporter senza frontiere l’Italia al 73esimo posto a causa di «attacchi mafiosi» e «querele ingiustificate per diffamazione»:
http://www.corriere.it/cronache/15_febbraio_12/liberta-stampa-mondo-italia-perde-24-posizioni-73esimo-posto-eab023c0-b2c4-11e4-9344-3454b8ac44ea.shtml

Non ce n'eravamo accorti!

A noi sembrava che raddoppiare il numero di coloro che scendono in campo per difendere un diritto fondamentale per la democrazia e la civiltà sociale, in soli quattro anni, fosse una grande balzo in avanti!

domenica 1 febbraio 2015

La libertà di stampa ti riguarda. Difendila in prima persona, firma la petizione!


La libertà, anche quella della stampa, è un diritto di tutti che ciascuno ha il dovere di difendere e promuovere

Chiediamo alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di fare luce sulla più vasta, documentata e prolungata persecuzione giudiziaria Italiana attuata da un querelante seriale e supportata da certa magistratura negligente e neghittosa.

Prima di firmare, puoi consultare gli atti giudiziari pubblicati su www.piccenna.it e www.toghelucane.blogspot.com



Sembrano mulini a vento ma sono nemici della libertà

http://firmiamo.it/je-suis-m--nicola-piccenna--journaliste-d-investigation#petition

domenica 25 gennaio 2015

(Il giornalista Nicola Piccenna) Passerà la vita a difendersi: purtroppo per loro!

Cari amici, nemici e lettori occasionali,
la frase più terribile ed al tempo stesso più esplicativa dello stato della giustizia in Italia è quella pronunciata da Giuseppe Chiaravalloti, magistrato e politico e vice presidente dell'autorità Garante della Privacy e avvocato generale della Procura Generale di Catanzaro e Procuratore Generale a Catanzaro e Procuratore Generale a Reggio Calabria e.. tanto altro.
Parlava del magistrato Luigi de Magistris e spiegava la strategia per renderlo inoffensivo o, meglio, per fargli pagare l'aver disturbato tanti personaggi importanti.
Il disturbo era consistito nell'aver svolto indagini giudiziarie (l'azione penale in Italia è obbligatoria per dettato costituzionale!).
Chiaravalloti dice chiaro chiaro che esiste un metodo (sperimentato) per impedire ad un cittadino italiano di esercitare i diritti costituzionali ed i doveri etici e morali propri di una coscienza civile adulta: scaricargli addosso una grande quantità di procedimenti giudiziari cosicché il malcapitato sia costretto a difendersi, cioè a dedicare grande parte del proprio tempo (della propria vita) ad attività inderogabili che gli impediscono di fare altro.
Per molti versi, è una condanna peggiore di qualunque altra perché, senza nemmeno arrivare al primo grado, stabilisce la certezza della pena e la pone in essere senza possibilità di sconti o rimodulazioni.
La pena consiste nel dover preparare decine di processi, partecipare a centinaia di udienze, leggere migliaia (decine di migliaia) di cartelle per poi ottenere una qualche assoluzione, prescrizione, archiviazione che arriverà troppo tardi per perseguire le calunnie dei querelanti.
Quando a denunciare è un magistrato, un politico di un certo peso, un membro del CSM, il procedimento penale cammina spedito, le intercettazioni telefoniche sono intensive e durano a lungo, la richiesta di rinvio a giudizio è pressoché scontata.
Quando il denunciato è un magistrato, un politico di un certo peso, un membro del CSM, il procedimento non cammina affatto, nessuna indagine, nessuna intercettazione, la richiesta di archiviazione è certa a meno che non vi siano evidenze tali da richiedere quel congruo ritardo necessario a far maturare la prescrizione.
Per i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati, poi, il meccanismo è ancora più semplice. Si procede cercando di evitarli del tutto, basta che la Procura che procede penalmente nei confronti di un magistrato si dimentichi di comunicarlo alla Procura Generale presso la Suprema Corte di Cassazione: occhio non vede, cuore non duole. Quando, invece, la comunicazione arriva, magari perché è un cittadino a segnalare la cosa, allora si attua la strategia "b" che consiste nel lasciar trascorrere un anno senza avviare il relativo procedimento disciplinare. Tanto dura il termine di prescrizione per le mancanze disciplinari! Un anno e il magistrato è salvo.
Un corollario degno di nota è quello che riguarda l'accesso ai procedimenti penali e disciplinari. L'autorizzazione per l'accesso agli atti, anche per il richiedente che è parte di quei procedimenti, la deve rilasciare un magistrato, a volte lo stesso che per quei procedimenti è indagato o soggetto al procedimento disciplinare. Negare comporta un attimo, opporsi ed ottenere gli atti è fatto di mesi ed anni.
Non è stata udita la voce di Giorgio NapolitanoPresidente della Repubblica che tutti questi fatti ha vissuto nei panni del supremo vertice istituzionale politico e giurisdizionale, nemmeno quando formalmente richiamato alle responsabilità cui non poteva sottrarsi.
Non è stata udita voce alcuna, tra i tanti illustri giuristi, professori, politici e dall'Associazione Nazionale Magistrati che abbia spiegato quale fondamento giuridico, logico e ordinamentale consente ad un magistrato di sequestrare il materiale che gli è stato appena sequestrato nel corso di una perquisizione (essendo egli indagato per gravissime ipotesi di reato in associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e molto altro).
Fin qui, ragionamenti che tutti conoscono, molti condividono, alcuni sostengono e, come accade nell'Italia di cultura bizantina, altri contraddicono dialettizzando all'infinito di Leggi, Diritto e Sofismi.
Tornando alla "tecnica Chiaravalloti", questa appare ancora più opportuna e ficcante quando la persona da rendere inoffensiva è un giornalista. Perché, queste distorsioni del sistema democratico, possono continuare a funzionare solo se restano sconosciute o, meglio ancora, circoscritte alle discussioni infinite dei bar o dei corridoi dei tribunali.
Il guaio peggiore che è capitato a Chiaravalloti è consistito nella pubblica conoscenza di quel suo modo di pensare (e di agire?) come pure della bassezza umana delle sue considerazioni personali sulla vita privata di un suo collega magistrato.
La conoscenza, l'informazione cui i cittadini hanno diritto e che i giornalisti hanno il dovere di promulgare, è l'unico antidoto ai malanni che possono aggredire l'organismo democratico della società civile.
Per questo motivo, un modesto pubblicista di un piccolissimo giornale di provincia diventa (forse) il più querelato e processato giornalista della storia d'Italia: fortunatamente!
Sì, fortunatamente!
Poiché, quel giornalista, ha raccolto la più organica e completa documentazione sul funzionamento della macchina giudiziaria Italiana che, si dimostra con gli atti, non ha necessità di Leggi o modifiche costituzionali almeno fino a quando sarà consentito dal Presidente della Repubblica all'ultimo Pubblico Ministero di violare la Legge impunemente, confondendo il dettato costituzionale secondo cui il magistrato "è soggetto solo alla Legge" con una quasi simile ma radicalmente diversa statuizione per la quale il magistrato "è il solo soggetto della Legge", cioè modella la Legge a suo uso e consumo.
Questa documentazione, consacra alla storia i nomi dei responsabili di un sistema giunto ad un altissimo livello di degrado, senza con ciò avere la pretesa e forse nemmeno la speranza che tanto serva a migliorare o ripristinare almeno una parvenza di autorevolezza dell'istituzione.
Ci accontentiamo della "Damnatio Memoriae" che, trascorso ancora qualche anno, lascerà una testimonianza perenne dei tempi difficili e bellissimi cui abbiamo assistito non da spettatori passivi.

domenica 21 dicembre 2014

Quello che l'ANM non può ignorare. Quello che Renzi non deve eludere. Quello che i Lucani possono meritare

Lucania: triste, indolente y final (2.0)

Verrebbe da abbandonarla questa Lucania.
Questi Lucani pigri, indolenti, accattoni, infingardi, schiavi di un qualche privilegio, foss'anche quello di anticipare una visita specialistica di quindici giorni e, per quello, pronti a sostenere una classe politica inetta, pigra, indolente, infingarda, tenutaria di quel potere che le consente un accesso al denaro facile, senza lavoro, senza controllo, senza ritegno.

Verrebbe da lasciare questa terra scuotendo la polvere dai sandali, se non avessimo qui affetti, storia e cuore.

La retorica della gente umile, lavoratrice e onesta, continua stancamente a mulinare nell'aria immobile dei contadini che seminavano a novembre per raccogliere a giugno ed hanno sostituito questa (già lenta) pratica con il set-a-side: non seminano nemmeno e, a giugno, raccolgono l'elemosina dell'Europa che li trasforma da contadini pigri in accattoni nullafacenti.

I borghesi, poi, quelli che qualche lume d'intelletto dovrebbero averlo, si guardano bene dall'azzardare la formulazione d'idee o progetti, una qualche attività illuminata e costruttiva del domani.

Emergono solo i più pigri, i più indolenti, i più infingardi, i più inetti; coloro che aggiungono a tali eccellenze la destrezza e la furbizia.

Questi sono la classe dirigente, coloro che dirigono la nave Lucana negli sprofondi di ogni classifica di merito e sulla cresta di tutte le elencazioni di disvalore sociale, economico e culturale.

É accertato che il vertice della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, Vincenzo Tufano, Modestino Roca, Gaetano Bonomi (ed una imprecisabile schiera di funzionari apicali delle forze dell'ordine) meritano il rinvio a giudizio: associazione per delinquere finalizzata alla costituzione di una setta segreta. Fatti acclarati mentre erano seduti sugli scranni più alti del potere giudiziario Lucano e perseguiti solo dopo anni di ritardi ed una archiviazione vergognosa! Hanno consentito che restassero in servizio sino alla pensione e ben oltre il termine statuito del mandato ricevuto.

É acclarato che ad un Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Matera, Annunziata Cazzetta, venne consentito per anni di occuparsi (quasi in regime di monopolio) di decine di procedimenti penali a carico di un giornalista, dopo averlo ripetutamente querelato. Salvo poi condannare la sventurata alla censura mitigata dall'attenuante (falsa) di aver tenuto un solo procedimento! Condanna annullata dalla Cassazione perché l'azione disciplinare era stata esercitata in ritardo, proprio così. Il CSM ci aveva messo sei anni per verificare un abuso che era documentalmente provato.
E Annunziata Cazzetta continua a restare a Matera, monito per quanti volessero illudersi che ai magistrati infedeli possa capitare un qualche dispiacere.

É proprio vero che un politico di alto profilo, Bubbico Filippo (architetto), intascava il 75% delle progettazioni finanziate da fondi europei per la realizzazione di impianti di gelsibachicoltura (anche questi finanziati per miliardi di lire) presso le aziende agricole di suo padre, di suo suocero e di altri cittadini italiani che non hanno prodotto un solo filo di seta.

É emerso dagli atti giudiziari che il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera, Celestina Gravina, ha nascosto una querela per calunnia contro Emilio Nicola Buccico infilandola in un procedimento penale che era già avviato all'archiviazione ben prima che la querela fosse depositata e, non contenta, ha trasmesso l'opposizione a quella stessa archiviazione solo dopo che il giudice aveva assunto la decisione di archiviare. Un episodio di favoreggiamento spudorato e gravissimo che da oltre un anno giace inerte presso la Procura della Repubblica di Catanzaro. Stessa sorte e stessa Procura dove eluse e insabbiate sono state le relazioni della Guardia di Finanza di Matera e Catanzaro che esplicitamente individuavano violazioni del codice penale a carico dei magistrati di Matera e Potenza.

Sono agli atti del Consiglio dei Ministri del 13 novembre 2003, le dichiarazioni virgolettate del Ministro Altero Matteoli e del Sottosegretario Gianni Letta, in cui Filippo Bubbico viene indicato come consenziente (ma non entusiasta) della scelta di ubicare a Scanzano il Deposito Unico delle scorie nucleari Italiane. Bubbico, in difesa del suo onore violato, ha querelato il Ministro Carlo Amedeo Giovanardi ed i giornalisti che quel verbale resero pubblico. Come se avesse un onorabilità da difendere uno che strozza l'agronomo pretendendo un pizzo del 75% sul fatturato!
Ma in Italia, questi signori sono apprezzati, altro che "Mafia Capitale", questi li fanno vice-ministri agli interni, così che possano industriarsi con dovizia di mezzi nell'affinamento delle qualità già mostrate. Per Giovanardi immediata archiviazione, i giornalisti condannati con una sentenza che contraddice il diritto e distorce la verità (per cui pende appello). Si tratta dell'unica caso noto in letteratura in cui pubblicare notizie riportate in un verbale del Consiglio dei Ministri e mai smentite o impugnate è considerata condotta diffamatoria (nel silenzio dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti appena mitigato dalla personale presa di posizione del Presidente Enzo Iacopino)

É sotto gli occhi di tutti il villaggio “Marinagri”, finanziato con decine di milioni di euro di soldi pubblici e costruito nell'alveo di piena del fiume Agri. Occorre aggiungere spiegazioni o commenti?

È in arrivo un nuovo quartiere nella città di Matera, oltre trenta ettari con altre decine di milioni di euro pubblici di cui la città non ha affatto bisogno. Il presidente della Corte d'Appello di Potenza, Vincenzo Autera, ha consistenti e legittimi interessi personali nella società titolare dei terreni e dei finanziamenti pubblici che l'operazione ha conseguito. I suoi interessi super legittimi li ha sempre saputi tutelare dentro e fuori dalla Massoneria (di cui la Procura di Matera è convinta faccia parte).
Quello stesso magistrato che, mentre era indagato per associazione mafiosa (procedimento successivamente archiviato), venne promosso al massimo grado della Corte d'Appello per la dimenticanza delle Procure di Firenze, Salerno e Catanzaro di comunicare quella gravissima iscrizione alla Procura presso la Suprema Corte di Cassazione ed al Consiglio Superiore della Magistratura.
Tutti atti e fatti che il Dr. Rodolfo Sabelli, Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, dovrebbe ben considerare prima di chiedere ancora Leggi e regole che i Magistrati, non tutti e non sempre (ma spesso quelli in posizioni apicali), fanno finta di non conoscere se non proprio calpestano sfrontatamente!

É stato reso formalmente noto alle Procure della Repubblica di Potenza e Napoli, che dal più grande giacimento petrolifero dell'Europa continentale, sotto il suolo Lucano, insieme col petrolio, vengono estratte decine di migliaia di tonnellate di “gas-stream” di cui non si conosce il destino e che, con ragionevole certezza, vengono “bruciate in torcia”. Per questa stessa pratica, in Nigeria scoppiò una rivolta della popolazione dopo le decine di casi di intossicazione ed alcune morti sospette (molto sospette).
Ma nella terra dei misteri, non esiste nemmeno il contatore che misura le quantità di greggio estratto e queste domande non meritano risposta.
Anzi, persino quella tenue e mal esercitata autorità regionale sullo sfruttamento del sottosuolo viene spazzata via senza che il Governatore Marcello Pittella e tutta la pletora di politici locali (Filippo Bubbico e Vito De Filippo, componenti autorevoli del governo, in testa) abbia compiuto alcun significativo atto di opposizione alla Legge di Stabilità.

Migliaia di giovani hanno scelto di abbandonare questa terra e, i genitori coscienziosi, è questo che consigliano ai propri figli: partire per non tornare.

Allora bisogna chiedersi se vale ancora la pena di restare, se vale la pena di scrivere quando tanti tacciono o, peggio, prestano la penna al valvassore di turno che gli lancerà un tozzo di pane (e nemmeno tanto grande!) per sopravvivere.
Definire una vittoria di Pittella (Marcello) quello che è accaduto nelle trattative per mitigare lo strapotere dello Stato sulla vita dei Lucani, è il massimo esempio di chi ha venduto l'anima, altro che penna, onore o dignità.

Bisogna perciò chiedersi se vale la pena barattare una bolla di serenità personale dentro la tempesta calma di una società in agonia.

Oppure chiamare a raccolta i buoni, coloro che hanno ancora dignità e voglia di costruire il nuovo cominciando dal ricostruire i rapporti tra la gente orientati al bene comune, al bene per tutti. 

Coloro che non hanno ancora perso la speranza che i figli di questa terra e di questa cultura millenaria possano tornare e ricostruire dove tanti hanno depredato, distrutto e cancellato.

Una prima occasione, quella più immediata, è l'imminente elezione del nuovo sindaco di Matera.

Le macchine sono già in moto e le strategie in atto. Aspettare in disparte che i soliti noti distribuiscano le carte e decidano chi correrà e con quale “squadra” è una possibile scelta. Corrisponde a mettere il cervello in “set a side”, ma per questa pratica non è previsto alcun contributo!

Filippo de Lubac