lunedì 2 gennaio 2017

Ciocchéggiusto - novelle di giudici, avvocati e imputati

Presentato il nuovo libro di Nicola Piccenna alias Mattia Solvéri: "Ciocchéggiusto" - novelle di giudici, avvocati e imputati
Uno sguardo sulla libertà di stampa e sul rispetto dell'art. 21 della Costituzione Italiana e sulla battaglia in loro difesa da parte di uno sparuto gruppo di giornalisti, avvocati e cittadini "comuni" o, come preferirono dire alcuni poveretti, "quisque de populo".


Per chi non avesse potuto seguire la presentazione del 17/12/2016, finalmente è disponibile la registrazione audio/video dell'evento per singoli interventi oppure in unico filmato. Tutti accessibili attraverso youtube:

Primo Intervento: Federica Sciarelli (durata 4’:25’’)

Secondo Intervento: Pino Aprile (durata 3’:35’’)

Terzo intervento: Gianloreto Carbone (durata 21’:33’’)

Quarto intervento: Alessandro Sisto (durata 6’:40’’)

Quinto intervento: Leonardo Pinto (durata 19’:17’’)

Sesto intervento: Enzo Iacopino (durata 16’:14’’)

Presentazone “Ciocchéggiusto”: video integrale (durata 1:39’:41’’)


Il libro è in distribuzione presso:
Libreria Di Giulio - Via Dante Alighieri 61 - 75100 Matera

Libreria dell'Arco - Via delle Beccherie 55 - 75100 Matera

martedì 22 novembre 2016

Ciocchéggiusto - Il nuovo libro di Mattia Solvéri alias (Nicola Piccenna)


“Un bene raro”
E di cosa poteva scrivere Nicola Piccenna, lasciando perdere, una volta tanto, notizie a querela incorporata, ognuna materiale per dieci cause che hanno il solo scopo, pare, di fargli smettere di scrivere? Di qualcosa che abbia a che fare con avvocati, tribunali, testimoni, rinvii e liturgie giudiziarie, ciocchèggiusto!
A giudicare dalla scioltezza del racconto, la naturalezza con cui si muove in quegli ambienti, si direbbe che Piccenna non solo non ne venga intimidito (come accade a me e ad altri), ma eccitato: l'aria dei palazzi di giustizia per lui è il drappo rosso del torero; se non ce lo tirassero dentro la necessità di cercare fatti degli altri e tutelare i fatti suoi, credo che ci andrebbe lo stesso. Perché? Perché sì. Sono pronto a scommettere che se ha voglia di un caffè, va nel bar dentro il tribunale e non in quello fuori; e se dice che lo fa perché il caffè lì è più buono, anche se notoriamente una ciofeca, è perché davvero gli sembra migliore, tutto un altro gusto, ciocchèggiusto!
Poi capisci la differenza: lui la legge la vede come un utensile, non strumento di giustizia; i magistrati non hanno toga, ai suoi occhi, ma gli appaiono in costume da bagno, umanità imperfetta e difettosa come tutti, spesso guastata dalla sensazione di aver potere insindacabile sulla vita degli altri. Alla fine, valutati solo e sempre per le loro azioni da uomini e donne: onesti o no, corretti o no, lodevoli per tutta la giustizia che riescono a rendere tramite le leggi a disposizione, ciocchèggiusto; condannabili per tutta la giustizia che riescono a negare, usando le stesse leggi o legalmente calpestando il loro ruolo esercitandone la funzione, ciocchènonèggiusto.
Non, ruoli, non funzioni, ma sempre e solo persone, impegnate in quella che è missione per alcuni, occasione di potere per altri, in una rappresentazione che muta il tribunale in teatro e gli officianti in attori. Con i loro difetti, i caratteri, le miserie e la nobiltà. Ognuno la sua parte; tanto che protagonista possa diventare, talvolta, una figura secondaria, un caratterista che s'impone in virtù dei propri difetti, così gridati da rendere superflui altri valori, che pure sarebbero più utili in quelle aule e quei corridoi, ciocchèggiusto, ma raro. (Pino APRILE)

SABATO 17 DICEMBRE 2016
PRESIDENT HOTEL - VIA ROMA, 15 - MATERA
10:00 - UN BENE RAROPino Aprile
10:20 GIORNALISMO SOTTO PROCESSO – FEDERICA SCIARELLI
10:40 ANEDDOTI GIUDIZIARI (E NON)Nicola Piccenna – GIANLORETO CARBONE
11:00 INTERVENTI - LEONARDO PINTO – ALESSANDRO SISTO
11:30 CONCLUSIONI - Enzo Iacopino

giovedì 6 ottobre 2016

Press Release: ene.field project partners welcome new member Ceres Power



 

ene.field project partners welcome new member Ceres Power


PRESS RELEASE: 05 October, 2016

The ene.field project is pleased to announce that Ceres Power, one of the world’s leading developers of low cost, next generation fuel cell technology, joined the ene.field project as a new partner. Ceres is beginning trials of its prototype home power systems – named SteelGen, in the UK this year in partnership with British Gas. Phil Caldwell, Ceres Power’s Chief Executive Officer, commented: “We are delighted to join ene.field as we see this major European project as an important opportunity to deploy our innovative products and to get valuable insight into the requirements for the European market. Ceres Power’s unique Steel Cell technology, which works with a conventional gas connection today, is fuel flexible and could use bio-fuels or hydrogen in the future, will reduce the energy consumption and carbon emissions of a typical UK home by up to one third, and will lead to cheaper fuel bills for the consumer.”
 
Roberto Francia, ene.field coordinator, added: “We are glad to welcome another European manufacturer to ene.field, the largest and most ambitious European programme for the pre-commercial deployment of stationary fuel cells for micro-CHP. Ceres Power units are being deployed in the UK, one of the markets with the greatest potential for micro-CHP. Ceres Power’s SteelGen units will be monitored, contributing to the wealth of evidence on fuel cell micro-CHP benefits that ene.field aims to generate. We look forward to working with our British colleagues and are sure that their contribution to our project will be meaningful and useful for our industry”.
The ene.field project – co-funded by industry and the European Commission’s Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking (FCH-JU) – will place up to 1,000 fuel cell micro-CHPs into homes across eleven European countries. The project (which runs from 2012-2017, featuring 27 partners from across the heating and energy industry and €26 million EU funding) is Europe’s largest deployment of this modern energy product to date and allows manufacturers to begin to reduce costs due to the volume of units involved.

For more information on the ene.field project and its partners, please visit www.enefield.eu.
About ene.field

The ene.field project is the largest European demonstration of the latest smart energy solution for private homes, micro-CHP. It will see up to 1,000 households across Europe able to experience the benefits of this new energy solution. The five-year project uses modern fuel cell technology to produce heat and electricity in households and empowers them in their electricity and heat choices and brings together 27 partners, including 9 European manufacturers who will make the products available across 11 European countries.

The ene.field project has received funding from the European  Union's Seventh Framework Programme (FP7/2007-2013) for the Fuel Cells and Hydrogen Joint Technology Initiative (FCH-JU) under grant agreement n° [303462].

For more information, visit www.enefield.eu or contact Mr Janos Vajda via info@enefield.eu

The ene.field partners are:






This email was sent to piccenna@hotmail.com
why did I get this?    unsubscribe from this list    update subscription preferences
COGEN Europe · Avenue des Arts 3-5 · Brussels 1210 · Belgium

lunedì 3 ottobre 2016

Stop ai furbetti del cartellino: un brevetto tutto lucano offerto al Dipartimento della Funzione Pubblica

Polifemo: il brevetto Lucano contro i furbetti del cartellino!


E' dal 1994 che due tecnici informatici lucani hanno depositato il brevetto di "Polifemo", il sistema di rilevazione delle presenze attraverso il badge (magnetico, ottico o contactless) che registra l'immagine di colui che "striscia il badge".

I casi recenti dei "furbetti" in mutande
Un'idea semplice, il brevetto venne concesso nell'anno 2000, che ha fatto molta strada. I due inventori, Nicola Andrisani e Nicola Piccenna, hanno inviato allo Stato Italiano attraverso il Dipartimento della Funzione Pubblica una proposta per rendere accessibile questa tecnologia che potrà essere utilizzata per tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione per certificare l'accesso e l'uscita dal posto di lavoro attraverso la loro immagine.
Tra i furbetti vige la "pari opportunità"

Chi vorrà fare il furbo è avvisato e chi trovava imbarazzante negare ad un "collega" la disponibilità a timbrargli il cartellino, adesso potrà esimersi semplicemente: "non posso metterci la faccia!"


domenica 2 ottobre 2016

L'economia spicciola e i massimi sistemi: come sopravvirere alla grande crisi

Negli ultimi vent'anni e forse più, il "sistema mondo" ha adottato la tecnica della comunicazione "scientificamente" programmata e gestita, quale mezzo per orientare la gente e mantenere/conquistare il potere. Lo aveva preconizzato Pasolini e mai profezia fu più tragicamente verificata.

Il consenso politico è una merce e come tale riesce a venderla chi è più abile a comunicare. Il venditore più scaltro non è quello che dice bugie, perché scoperte queste, non andrebbe più da nessuna parte. Il migliore è quello che dice solo verità ma non dice tutta la verità, prende solo un pezzo e lo fa diventare il tutto.
Così come le scelte di governo non sono quelle che risolvono/alleviano i problemi dei più bisognosi ma quelle che vengono più facilmente percepite come positive dalla maggior parte dei video-informati, ormai la totalità degli Italiani (non conosco amici che leggono quotidianamente il giornale, pochi che ne comprano almeno uno all'anno, moltissimi che leggono solo su internet a dopo una settimana la mente azzera tutto!).

Prima di promulgare una legge si promuove un sondaggio. Il gradimento di un sindaco lo misura un sondaggio. L'adesione alla Unione Europea la decide un sondaggio, come l'adozione della riforma costituzionale in Italia. No, si dirà, gli ultimi due sono referendum, non sondaggi. Formalmente è vero, nella sostanza non ci sarà nessuno, nessuno alla lettera, che si prenderà la briga di studiare, approfondire, comprendere, e valutare cosa votare come meriterebbero quei due "referendum". Può un cittadino comune avere la competenza per decidere su questioni così tecniche e delicate in cui i massimi esperti nazionali, i professori universitari, i luminari dell'economia hanno pareri tanto dissimili?
Così, per fare un esempio, la Brexit non ci sarà (forse) perché una deputata è stata barbaramente uccisa: Esecrabile, ma cosa c'entra con la permanenza della Gran Bretagna in Europa?
Così, l'energia nucleare in Italia non si produrrà più (fortunatamente) ma a deciderlo sono stati gli Italiani che non si preoccupano affatto di essere circondati dalle centrali nucleari dei Paesi confinanti (che ci vendono l'energia prodotta da centrali nucleari).
E tu cosa proponi? Già, e chi sono io per trovare la soluzione a questo guazzabuglio in cui tutti sono vittime e carnefici allo stesso tempo; ciascuno per quel piccolo o grande pezzo di mondo che è chiamato a costruire?
Il tranviere che si da ammalato per vedere la partita dell'Italia come il bancario che incrociando i dati nega il fido all'imprenditore in difficoltà!
E' oggettiva la difficoltà estrema in cui versa gran parte delle famiglie Italiane e, poi, degli infimi tra gli ultimi, che pochi non sono.
Ed io cosa propongo, a quelli che hanno retto la lettura di queste 50 righe?
Occorre un nuovo inizio, così finiva il film "Apocalypto", così finiva il mondo dei Maya. Non so quanti tra quelli che l'hanno visto (agli altri consiglio di vederlo con più attenzione di come fanno col telegiornale) hanno notato la citazione dopo i titoli d'inizio "Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno".
Noi siamo quella civiltà, noi siamo i Maya ormai incapaci a sottrarci al meccanismo che abbiamo messo in piedi e che ci stritola.
Occorre un nuovo inizio, ma a noi non verrà dalle caravelle degli Spagnoli e nemmeno dalle più attuali bandiere nere dell'Isis, a noi verrà dalle nostre radici. Quelle stesse radici che l'Europa ha negato con una decisione burocraticamente corretta, votata a maggioranza, quando ha censurato le sue radici cristiane.
E cosa hanno i Cristiani per costruire l'Europa, per ri-costruire l'Europa (giacché l'hanno già costruita una volta).
I Cristiani hanno la capacità di imitare Cristo, cioè donare se stessi gratuitamente, senza nulla in cambio. Ma questo lo possono fare tutti, anche i non Cristiani, in fondo l'idea della restituzione di parte degli appannaggi parlamentari del M5S è un po' questa stessa cosa.
La cultura Europea l'hanno salvata i frati amanuensi che ricopiavano a mano il patrimonio scientifico e filosofico e classico dai greci in poi. Lavoravano gratuitamente avendo in mente un ideale (non un'ideologia, un ideale. Ma bisognerebbe spiegare ogni parola!).
Ma la domanda ritorna e ritorna ancora: cosa fare?
Allora io rispondo per me, nella mia situazione, per quello che è il mio mestiere.
Occorre mettersi insieme, noi siamo una cooperativa di consumo per l'energia (luce e gas), e affrontare l'esigenza di accendere la luce, il computer e la caldaia con le risorse sempre più scarse che circolano in famiglia. Mettersi insieme per acquistare in gruppo ed ottenere tariffe meno dispendiose. L'abbiamo già fatto e funziona, costa fatica ma funziona. Allora io dico questo. E' un pezzo, un pezzettino, ma è immediatamente praticabile.
Ciascuno, adesso, faccia il suo pezzettino e lo proponga, oppure si attacchi ad un pezzettino esistente: www.personalenergy.eu

“L'avvocato Ciocchéggiusto”: in uscita il nuovo libro della collana "A ruba"




L'avvocato Ciocchéggiusto”: Guida alla lettura

Il libro riprende il racconto a puntate pubblicato a partire dal settembre 2011 sul settimanale: “L'indipendente Lucano” e dedicato alle gesta giudiziarie e, soprattutto, extragiudiziarie di un avvocato immaginario in cui non è difficile scorgere una figura reale, anzi tante figure realmente esistite.
Diversamente dallo spirito della collana “A ruba”, in questo volumetto non sono riportati nomi e dati di politici, magistrati, avvocati e “quisque de populo” e, nemmeno, risultanze di indagini giornalistiche puntigliose e fastidiose. Non si tratta di un cambio di rotta e, paradossalmente, nemmeno di un cambio di genere letterario.
L'autore ha ritenuto opportuno fornire elementi ulteriori e più approfonditi di lettura delle inchieste già pubblicate nel corso di 12 anni di attività giornalistica e, soprattutto, elementi per comprendere come sia potuto accadere che un giornalista d'inchiesta sia stato costretto a seguire (da indagato o parte offesa) più di 480 procedimenti giudiziari ed 80 procedimenti disciplinari a carico di magistrati; tutto in soli dieci anni.
Dei tanti avvocati “Ciocchéggiusto” che si riconosceranno in questi racconti o che verranno riconosciuti dai lettori, ve n'è qualcuno che ha avuto un ruolo determinante nel perseguire la libertà d'informazione e coloro che hanno avuto l'ardire di scrivere delle sue gesta vere, con linguaggio continente e per fatti di pubblico interesse, senza chieder permessi e senza tributar sottomissione servile.
Questi racconti vogliono essere una testimonianza dei meccanismi mentali e pettegoli tipici delle città di provincia e delle personalità malate d'infantilismo che le popolano ma, ancor più, un monito per quel codazzo di professionisti, magistrati e codardi di ogni estrazione che all'avvocato Ciocchéggiusto tengono bordone; alzando la voce quando si sentono protetti dal branco e abbassando lo sguardo quando t'incontrano da soli.
Non è difficile immaginare cosa pensino quando le trame sono sconfitte e la giustizia trionfa. Loro, che hanno rinunciato per principio e difenderla, preferendo offenderla per poterne abusare e gli altri, i peggiori, quelli che sono stati a guardare, quelli che... danno la colpa a Lucia:






È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l’argento vivo addosso, e non si contentino d’esser sempre in moto loro, ma voglian tirare in ballo, se potessero, tutto il genere umano; e che i piú faccendoni mi devan proprio venire a cercar me, che non cerco nessuno, e tirarmi per i capelli ne’ loro affari: io che non chiedo altro che d’esser lasciato vivere! ...Ci vuol tanto a fare il galantuomo tutta la vita, com’ho fatt’io? ...Un pochino di flemma, un pochino di prudenza, un pochino di carità, mi pare che possa stare anche con la santità ... E poi, se è cosí convertito, se è diventato un santo padre, che bisogno c’era di me? Oh che caos! Basta; voglia il cielo che la sia cosí: sarà stato un incomodo grosso, ma pazienza! Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa; sa il cielo cos’ha patito: la compatisco; ma è nata per la mia rovina ...” (A. Manzoni - Cap. 23 – Promessi Sposi)
di Mattìa Solvéri (alias Nicola Piccenna)


p.s. per prenotare una copia del libro firmata dall'autore, effettuare un bonifico con offerta libera a Nicola Piccenna - c/o Unicredit IBAN: IT 87 E 02008 32974 023271681637 indicando nome e cognome della persona abilitata al ritiro del libro. Sarà possibile ritirare le copie prenotate in occasione delle presentazioni ufficiali della pubblicazione, previste in tutta Italia a partire dal dicembre 2016. Chi volesse ricevere il libro attraverso il servizio postale a domicilio, dovrà aggiungere un contributo di Euro 10,00 (20,00 per estero) per le spese di spedizione ed indicare l'intestatario e l'indirizzo per la consegna.

venerdì 1 gennaio 2016

Matera capoluogo della Lucania, inizia da qui la rinascita del Mezzogiorno

Buongiorno Lucani, buongiorno Italiani,
è ancora viva, vivissima, la rutilante serata di Capodanno che ha consacrato all'Italia ed al mondo intero la città di Matera come l'emblema di un Mezzogiorno culla della civiltà greco-romana che si candida a diventare punto di riferimento di uno sviluppo troppo a lungo e vanamente atteso.
Stemma della città di Matera

É proprio l'atteggiamento di attesa che ha impedito al Mezzogiorno di svilupparsi o, a dirla tutta e dritta, a riprendere lo sviluppo avviato ai tempi dei Borboni e azzerato dall'Unità d'Italia gestita dai Piemontesi.
Il Mezzogiorno ha gli uomini, la storia ed i mezzi per avviare una nuova storia di sviluppo e progresso e Matera, per riconoscimento unanime, si candida ad esserne la capitale culturale, il punto di convergenza naturale, geografico e storico tra Campania, Puglia e Calabria ed il terminale ideale di riferimento per Sicilia e Sardegna.
Le enormi risorse della Lucania costituiscono la base economica per uno sviluppo sostenibile ed autopropulsivo ma occorre un cambio di passo delle persone, del popolo Lucano e meridionale in generale.

È finito il tempo degli elemosinanti, come è finito quello delle deleghe a politici vassalli che barattano qualche privilegio personale con il bene comune e gli interessi del popolo, comportandosi come servi obbedienti dei “poteri” forti, dei potentati economici e degli sfruttatori che hanno agio di sfruttare il Mezzogiorno prelevando le materie prime di pregio e scaricando veleni e lavorazioni inquinanti.
È finito il tempo dell'attesa col cappello in mano e della partenza dei giovani migliori verso terre lontane e estranee (che ne apprezzano cultura, capacità ed abnegazione).
Torniamo ad essere artefici e protagonisti delle nostre vite e della nostra storia. Torniamo ad essere la culla della civiltà, del progresso e dello sviluppo.
Partiamo da quanto il mondo ci riconosce già, partiamo da Matera che può rappresentare la Capitale del Mezzogiorno e, da subito, il capoluogo della Lucania.
Ripristiniamo il nome originario della regione: “Lucania”! Così che si possa tornare ad avere coscienza di appartenere ad un “popolo”, i Lucani appunto; giacché i Basilicatesi non esistono!
E modifichiamo lo stemma della Città di Matera, basta con il “bue stanco che posò il piede pesantemente” sul terreno. Ripartiamo da un “toro veemente, pronto alla lotta”.
Non è una proposta divisiva, non si intende limitare nessuno o scalzare alcuno. Chiamiamo tutti all'unità ed alla coscienza di dover costruire un futuro per i nostri figli e per la nostra terra: opera che nessuno potrà (o vorrà) compiere per nostro conto.